martedì 21 ottobre 2008

Newsletter n. 13

In una settimana dominata, sui giornali mantovani, dal dibattito scatenatosi intorno alla proposta leghista sulle "classi ponte" e dalle questioni relative ai centri islamici di Castiglione delle Stiviere e Viadana, apriamo con una notizia apparsa sulla Voce: Costa dovrà restare in carcere per la morte di Kumar (18/10/08).
Il quotidiano evita ogni commento e, dopo una breve ricostruzione dei fatti che hanno causato il decesso del lavoratore indiano, riporta la motivazione della sentenza che respinge il ricorso dell'agricoltore viadanese. Domandarsi cosa avrebbe scatenato un episodio a parti invertite ci pare del tutto superfluo… Considerazione analoga si può fare a proposito del titolo relativo alla cronaca di un incidente stradale sempre sulla Voce: Salta lo stop: 40enne travolto e ucciso (Voce, 18/10/08) mentre nel sottotitolo si comunica che "la vittima è un marocchino". E' da notare che, leggendo l'articolo, non si riesce a capire se ad ignorare lo stop sia stato l'immigrato, Mahmed Chaid, che guidava un motorino forse senza fanale e che forse procedeva contromano, o se sia stato l'investitore di cui sappiamo solo trattarsi "di un 22enne di Mariana che stava accompagnando a casa un cugino". A cosa dobbiamo l'anonimato? Quale senso di prudenza e circospezione viene riservato a noi indigeni? E perché il marocchino, se vittima, nel titolo diventa un “40enne”? E’ insolito che si sorvoli sulla provenienza nazionale invece troppo spesso sottolineata quando si tratta di attribuire delle colpe. L'articolo si conclude con la notizia che la salma è stata portata all'ospedale di Asola dove è stato accompagnato anche l'anonimo investitore per stabilirne l'eventuale tasso di alcolemia. Ma allora: chi ha saltato lo stop?
Ma, come dicevamo, sono tre le questioni che hanno occupato, quasi ogni giorno, le pagine dei quotidiani mantovani e, se analizziamo per esempio quella relativa alle classi ponte, recentemente rinominate classi di inserimento, balza subito all'occhio come la Voce e la Gazzetta si siano spartite quasi equamente gli interventi a favore e quelli contrari. Il giornale diretto da Romano Gandossi ci fornisce uno spaccato della realtà dal quale sembra che il consenso all'emendamento della Lega Nord sull'impianto della Legge Gelmini sia larghissimo, pressoché unanime. Consenso alle classi-ponte (Voce, 20/10/08), Ma quali classi-ghetto, è una necessità (Voce, 17/10/08) sono i titoli che campeggiano mentre Alberto Gazzoli nel suo fondo domenicale (Extracomunitari a scuola prima l’italiano e poi… Voce, 19/10/08) arriva a stupirsi per chi protesta contro quello che viene definito "un assist per gli extracomunitari".
L'unica nota dissonante intorno a questo argomento sulla Voce è quella de Al tabach dal moro (17/10/08) che, prendendola un po' alla lontana, vede nell'integrazione razziale e culturale un'occasione di crescita e non necessariamente un pericolo e definisce le classi differenziate così: "I ghetti non risolvono il problema, lo nascondono e l'integrazione va a farsi benedire".
Viceversa sulla Gazzetta sembrano prevalere le voci critiche o, almeno, si dà notizia di un acceso dibattito in corso. Il 16 ottobre, in prima pagina, si legge: In classe soltanto alunni stranieri e nell'articolo, ripreso poi all'interno, si dà conto di una iniziativa finanziata dalla Cariplo che sembra andare proprio nella direzione proposta, e promulgata, dalla Lega. Il giorno dopo, il 17, il giornale di Enrico Grazioli, dopo aver ‘occhieggiato’ l'argomento in prima, propone a pagina 18 un'intervista col Provveditore Gianfranco Ghilardotti che privilegia invece "l'integrazione immediata", intervista corredata dalla descrizione di altre iniziative sorte in provincia, per esempio a Suzzara, per permettere una alfabetizzazione senza separare e che dunque vanno in direzione opposta a quella ‘benedetta dal Carroccio’ (Le classi di soli immigrati ‘benedette’ dal Carroccio – Il provveditore: “meglio l’integrazione immediata”).
Sempre il giorno 17, si riferisce della tendenza dei genitori mantovani a non iscrivere i propri figli nelle scuole elementari frequentate da troppi stranieri. Fuga dalle scuole multietniche è il titolo di un articolo che riporta, senza posizioni preconcette, di un "rischio di creare due mondi separati" cui le istituzioni stanno cercando di porre rimedio studiando soluzioni condivise. Sempre sulla Gazzetta e sempre il 17 ci piace segnalare una lettera molto bella sull'argomento, firmata da Lia Gemma (Classi differenziate. Diciamo no ai ghetti).
Centri islamici. Viadana e Castiglione delle Stiviere. Due vicende molto diverse tra loro e, anche in questo caso, divise in maniera equa tra i due quotidiani locali. Sulla Gazzetta, il giorno 15 ottobre, appare un articolo (Centro Islamico, Pavesi: l'iter ha i suoi tempi) in cui si riporta la ferma posizione del sindaco viadanese che, in risposta alle proteste dei musulmani dell'associazione Assalam, che lamentano lungaggini burocratiche per la costruzione di un centro di culto, oppone il rispetto per i tempi delle procedure che, asserisce, sono uguali per tutti. In realtà, dalle dichiarazioni virgolettate, pare emergere una cautela forse eccessiva "per approfondire gli iter autorizzativi". E pare far capire che anche le ipotesi alternative all'assegnazione (affitto o acquisto diretto dell'area) saranno vagliate col massimo dell'attenzione. Nell'ipotesi dell'acquisto poi, "viste le rilevanti questioni di carattere sociale”, non esclude il ricorso al referendum popolare. A fianco della determinazione di Pavesi non esita a schierarsi la Lega e la Gazzetta ne riferisce il giorno seguente, il 16: I musulmani rispettino le scelte. Claudio Bottari (segretario provinciale della Lega) plaude la fermezza del sindaco e minaccia, in caso di manifestazione dei musulmani, di fare intervenire Borghezio…
L'articolo del 19, sempre sulla Gazzetta, riporta un titolo che sembra rasserenante: Zanassi sul centro islamico: la concessione è già avviata, all'interno viene riportato un nuovo intervento di Bottari che mette in guardia dalla possibilità che il futuro centro possa essere frequentato da "cattivi maestri".
Del centro islamico di Castiglione invece si occupa, quasi esclusivamente, la Voce. L'inizio (16/10/08) è sommesso, almeno nei titoli: Domenica la Lega Nord incontra i cittadini in piazza Dallò. Dalla lettura si apprende che lo scopo, oltre che una sana castagnata in piazza, è la raccolta di firme per ottenere un referendum sulla questione dei rifiuti del Sud da smaltire nell'impianto locale e sulla richiesta di spostamento del centro islamico (che quindi in questo caso esiste già) da una via del centro ad un capannone della zona industriale. Due giorni dopo, sabato 18, il titolo è ben diverso: Allarme terrorismo a Castiglione e il sottotitolo: a lanciarlo è la Lega Nord: il gruppo locale iscritto alla cellula dell'Ucoi. Nel corpo dell'articolo viene citato tra virgolette il testo di un documento della sezione locale del Carroccio in cui, introdotto da un "Sembra che..." che stride con la certezza del titolo, l'Ucoi viene definita "associazione che legittima il terrorismo suicida, l'11 settembre…" ecc. ecc.
Il 19 ottobre la Voce pubblica un articolo dal titolo Macché terrorismo, questione politica in cui il consigliere di minoranza Tiana stigmatizza le iniziative e le dichiarazioni degli esponenti della Lega. Di tutta la vicenda castiglionese sulla Gazzetta appare solo un breve pezzo con foto del gazebo in piazza Dallò nell'edizione del 20 ottobre. Il titolo è La Lega supera le mille firme, ma nell'articolo non si accenna minimamente al motivo della raccolta delle stesse. In una breve dichiarazione il già citato Bottari polemizza con Forza Italia e ci dice che nelle città governate dalla Lega l'integrazione è ai massimi livelli. Ma non era lui che a Viadana invocava Borghezio? di Giuseppe Raspanti

giovedì 9 ottobre 2008

La settimana sulla stampa mantovana

In questa settimana abbiamo come sempre letto tante notizie che qui portiamo alla vostra attenzione. Ci sono notizie vere e proprie e altre che non riusciamo a definire: non notizie? Pretesti? Proveremo al solito a darvi qualche spunto di riflessione con la nostra traccia.
La scorsa settimana dalle pagine della Gazzetta abbiamo conosciuto Pamela e il suo coraggio. Il giorno dopo è comparso sullo stesso quotidiano un resoconto sulle reazioni del paese in cui la ragazza transessuale vive: Il paese si divide su Pamela tra indifferenza e prese in giro – Pamela tra scherno e indifferenza (Gazzetta, 01/10/08).
La giornalista, nonostante il titolo, descrive anche la presenza di persone solidali e rispettose di Pamela, ma di certo i termini che la gran parte degli intervistati avrebbe utilizzato ci rattristano, non solo quelli derisori, anche quelli che definiscono la condizione naturale della ragazza come una “disgrazia”. Del capogruppo locale della Lega ci viene fornita sia la dichiarazione ufficiale, sia i preconcetti beffardi di quella ufficiosa.
Di parte delle complesse vicende (e discriminazioni) che i transessuali devono affrontare parla nella stessa pagina il presidente dell’Arcigay mantovano Antonio Benazzi (in foto con il Sindaco di Mantova): Nuovo norme, servono due sentenze.
Ci spostiamo per un momento dalle notizie per segnalarvi due lettere di denuncia, esempio di ciò che i disabili sono costretti a subire: Disabili, le promesse non bastano più (Gazzetta, 01/10/08) e Ducale “impossibile” per chi ha handicap (Gazzetta, 02/10/08). E’ ancora una lettera che vi indichiamo per parlare di un’altra delle minoranze spesso discriminate sul nostro territorio: L’oltraggio senza solidarietà (Gazzetta, 07/10/08), il consiglio comunale di Goito non ha risposto alla richiesta dell’autore di voler dare cenno di vicinanza morale alla famiglia di fede musulmana, che durante il ramadan si è trovata davanti alla porta di casa due teste di maiale mozzate. Il signor Casali si chiede giustamente quali reazioni avrebbe suscitato una offesa simile ad una famiglia di fede cristiana, neppure osiamo immaginare.
La messa dedicata nei giorni scorsi a Vijay Kumar ha rappresentato invece un gesto di autentica partecipazione, che nessuna polemica ha potuto sminuire e, nell’insistere con il ripetere il nome di quest’uomo, intendiamo restituirgli almeno una parte di ciò che ha perso nella nostra terra e leggiamo a firma del comitato “Un ponte di pace” La messa per Kumar vera fratellanza (Gazzetta, 05/10/08).
I rappresentanti rom e sinti mantovani hanno partecipato all’intenso seminario tenutosi alla Fondazione Villa Emma di Nonantola (http://www.fondazionevillaemma.org/) e sono stati protagonisti del progetto di diffusione della loro cultura e dei laboratori che hanno approfondito le dinamiche del pregiudizio. Anche Yuri del Bar al raduno rom sinto di Nonantola (Voce, 05/10/08 e non è un ‘raduno’).
Non c’è pace per i profughi ospitati a Castiglione, entrambi i quotidiani locali riportano le insistenze dell’amministrazione comunale sui propri timori, ma fortunatamente abbiamo trovato anche dichiarazioni rassicuranti della Provincia e delle organizzazioni umanitarie e di solidarietà, che garantiscono il massimo impegno per accompagnare nell’inserimento coloro che resteranno nel mantovano.
Tra le iniziative che intendono superare le discriminazioni apprendiamo dalla Voce che la settima edizione del programma “I giovani ricordano la Shoah”, promosso dal Ministero dell’istruzione e dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, sarà dedicata alle riflessioni in tema di leggi razziali: Le scuole ricordano la Shoah (Voce, 05/10/08).
Un confuso editoriale tenta di spostare l’attenzione dagli episodi di razzismo che si stanno consumando nel nostro Paese a partire dall’omicidio di Abdul “[…] un giovane negro morto a Milano […]”: Onora chi ti disonora (Voce, 01/10/08), non ci stupisce ma di certo ci lascia amareggiati.
E’ proprio a partire da questa viva attualità che vorremmo proporvi qualche considerazione su una serie di ‘non notizie’ apparse in questi giorni. Molti degli articoli che trovate nell’archivio on line si riferiscono a fatti di cronaca. Queste sono state raccolte perché fanno parte della sezione che abbiamo denominato “costruzione della notizia”: insistono sulla nazionalità o provenienza dei protagonisti, utilizzano termini scorretti o negativi per denominare religioni o appartenenze culturali, accostano problematiche sociali a fatti criminosi, oppure formulano gravi insinuazioni, il tutto finisce per contribuire alla diffusione dei pregiudizi e della paura dell’altro: Fuggita al controllo della madre durante una cerimonia “religiosa” - Beve kerosene, è grave una bimba (Voce, 03/10/08, non ancora disponibile).
Nel corpo dell’articolo si legge: “ […] hanno raccontato di un rito religioso tra nigeriani senza entrare troppo nei particolari […]. Nulla per il momento fa pensare ad un eventuale rito magico del quale la bimba avrebbe potuto rimanere vittima” (e allora perché scriverlo?). Il giorno dopo apprendiamo che l’incidente è accaduto nell’abitazione (e non in un capannone) della piccola che accidentalmente ha bevuto il liquido colorato destinato ad accendere la stufa: Beve kerosene, bimba fuori pericolo (Gazzetta, 04/10/08). Tutto drammaticamente qui: nessuna cerimonia, tanto meno strani riti.
Sequestrate 200 confezioni di latte cinese (Gazzetta, 05/10/08), si tratta delle operazioni di controllo in corso per individuare l’eventuale presenza in commercio della sostanza tossica che in Cina ha messo in pericolo la vita di tanti bambini. Il negozio di cui si parla è facilmente riconoscibile anche se…il latte non è ancora stato analizzato, solo prelevato per i controlli.
Monta la tenda da campeggio davanti al palazzo di giustizia (Gazzetta, 02/10/08), qui si riferisce di una protesta da parte di una persona che si lascia intendere affetta da un disagio mentale alla quale l’articolista associa come “altro campeggiatore” un “immigrato marocchino” che “aveva trovato sistemazione in un sacco a pelo sul retro di un negozio”, infine il divieto di campeggio fuori dalle aree consentite dove la polizia “ha sloggiato tre roulotte”.Il titolo descrive la forma meglio ancora del contenuto: Stazione: tu chiamale se vuoi…deiezioni (Voce, 05/10/08) che ci illustra (con foto) il degrado nella stazione delle ferrovie di Suzzara, in particolare di una cabina telefonica “che, all’occorrenza diventa camera da letto per qualche immigrato vagabondo”. Il furto avvenuto in una banca ad opera di una signora addetta alle pulizie diventa Borgoforte: prendi i soldi e scappa…alla nigeriana (Voce, 05/10/08). Non sono notizie eppure sono tante. di Angelica Bertellini

Stelle (s)cadenti

“Siate creativi”. Così li aveva esortati il ministro Maroni all’indomani della firma del decreto che conferiva loro più poteri. Erano i primi giorni di agosto e il caldo e le ferie misero la sordina ai commenti dei politici delle diverse sponde. La stampa li battezzò “sindaci sceriffi” e attese di dare risalto alle nuove iniziative che avrebbero certamente preso, a tutela della sicurezza dei loro cittadini.
Si misero subito al lavoro. Non tutti con la stessa alacrità e fantasia, a dire il vero, ma il drappello dei volonterosi non deluse il Ministro. Nelle prime settimane si distinsero: il Sindaco di Roma che annunciò un provvedimento anti rovistaggio nei cassonetti, uno anti accattonaggio e l’intenzione di dotare di armi tutti i vigili urbani della città.
Il sindaco di Alassio che firmò una ordinanza “anti vucumprà” con accluso divieto di trasporto della mercanzia in borsoni e sacchi di plastica, affiancando il tutto con il divieto di utilizzo di furgoni come deposito della merce.
Il sindaco di Massa che rese pubblica l’intenzione di firmare una ordinanza che prevedeva l’installazione di telecamere nei punti nevralgici della città e una campagna contro i graffittari che di notte imbrattavano i muri dei palazzi.
Anche il Sindaco di Verona dopo le ordinanze antiaccattonaggio e quelle contro i lavavetri, dopo aver vietato di mangiare panini vicino ai monumenti, aver vietato di girare a torso nudo e di sdraiarsi sulle panchine dei giardini pubblici, si rifece sentire proponendo ai suoi concittadini misure antiprostituzione e l’istituzione di non ben precisati “assistenti civici”.
Al gruppetto dei primi volonterosi, si aggiunsero a stretto giro di stampa: il sindaco di Padova con l’annuncio di una ordinanza tesa a multare i clienti delle prostitute (per intralcio al traffico), sanzioni a chi occupava immobili fatiscenti, a chi invadeva aree con commercio ambulante e agli immigrati che, con la loro presenza, avessero reso invivibili zone della città; e quello di Torino che, dopo l’istituzione nei mesi scorsi del divieto di usare il parco cittadino ribattezzato nel frattempo “tossik parc”, propose di estendere la misura a bar e piazze dove ci fosse stato il sospetto di spaccio di sostanze tossiche o stupefacenti.
L’estate volgeva al termine e sulle spiagge i vacanzieri vedevano velocemente avvicinarsi la fine delle ferie, ma non potevano consolarsi con massaggi estemporanei, anche questi nel frattempo vietati, né comprare collanine o braccialetti di corda colorata come ricordo. Le spiagge, impedite ai piccoli commerci dei migranti, presentavano il loro volto, ordinato e sicuro, con gli ombrelloni tutti in fila come i letti di una corsia di ospedale.
Unica nota dissonante in quel coro di “voci bianche” fu, nel torpore del sole agostano, quella del vice sindaco di Bologna Adriana Scaramuzzino che in una intervista dichiarò che secondo il suo parere eravamo di fronte ad una “…logica da anni ‘30 che non è al passo con la democrazia. Nel momento in cui si ha solo una impostazione di questo tipo e non si fronteggiano i problemi dando delle alternative significa che stiamo precipitando velocemente verso uno stato di polizia”. Ma nessuno sembrò accorgersene.
A fare le spese di queste scelte in favore della “sicurezza creativa” furono le persone più deboli, le più povere, le minoranze (rom, sinti, immigrati, senza fissa dimora, persone ai margini del lavoro, ecc.). I diritti umani rischiarono di diventare merce rara e non garantita sotto il peso delle ordinanze dei primi cittadini.
Dal nostro osservatorio guardammo preoccupati gli eventi domandandoci se avremmo saputo fare fronte alla mole di lavoro che stava montando. Poi le ferie finirono e il Governo iniziò a mettere le cose a posto. I ministri competenti prepararono i decreti legislativi e il consiglio dei ministri li varò (decreto contenente norme sulla sicurezza e sulla immigrazione, disegno di legge contenente le misure antiprostituzione).
Molte delle misure estemporanee e frammentarie nate dalla creatività dei sindaci volonterosi, sono così divenute stabili e generalizzate. Leggi dello stato democratico. Espropriate simbolicamente del potere concesso loro solo poche settimane prima, le stelle dei sindaci sceriffo sembrarono essersi offuscate. Ma noi sappiamo che non sono stelle cadenti. di Guido Cristini

Memoriale eucaristico per Vijay Kumar

Ci troviamo qui questa sera per celebrare un duplice memoriale quello di Vijay Kumar di anni 44, irregolare e clandestino ucciso dalla fatica e dalle condizioni disumane in cui un insigne abitante di questa terra, cristiano per battesimo e forse anche praticante e difensore della civiltà cristiana occidentale lo ha costretto a vivere, condannandolo alla morte certa. Questo uomo perbene, figlio di una inciviltà xenofoba che i partiti di governo stanno alimentando in modo inverecondo e immorale, ha sfruttato in nero, ha guadagnato sulla miseria altrui, ha frodato il fisco e ha rubato alla collettività. Kumar non è solo, ma è anche «Uno, nessuno, centomila…». Il suo nome è le centinaia di operai che muoiono nei cantieri edili, è Abdul Guiebre ucciso a sprangate nella civilissima Milano perché ha rubato dei dolci, oppure gli immigrati di colore di Caserta, accusati di colludere con la ‘ndrangheta e non era vero. Se dovessimo fare un elenco alfabetico, non basterebbe l’elenco telefonico di tutte le città italiane. Questa sera vogliamo essere «prossimo» di tutti gli immigrati che sono stuprati nel nostro cattolicissimo paese, nuovi schiavi in una società perversa che Dio ha rinnegato e condannato all’inferno della sua stessa disperazione […]
E’ venuto il tempo della indignazione e di chiamare uomini e fatti per nome. Chi tace e fa finta di niente, è complice e correo […]
Chi fosse venuto questa sera per compiere un atto di pura rappresentanza, per curiosità, per lavarsi la coscienza a buon mercato, chi si trova qui con l’orologio puntato cosicché con una manciata di minuti possiamo passare ad altri traffici e ricominciare di nuovo, è pregato di andarsene, perché ha sbagliato sera e chiesa. Questa sera in questa parrocchia di San Pietro, noi vogliamo celebrare il nostro riscatto e quello della maggioranza degli Italiani, chiedere perdono, pregare anche per chi ha causato questa morte perché si faccia strumento di vita e intendiamo invocare l’aiuto dello Spirito santo per convertirci e impegnarci solennemente a dire: «Basta!».
Gesù Cristo oggi e sempre è Kumar perché a lui pensava quando pronunciò le parole forti dell’ultimo suo discorso nel vangelo di Matteo che fra poco proclameremo nel vangelo:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria…saranno riunite davanti a lui tutte le genti… allora il re dirà… ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi… Gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? … il re dirà loro… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me» (Mt 25,31-46)
Due sono le possibilità: o entriamo dentro queste parole e ci lasciamo modellare da esse come la creta, oppure dobbiamo strapparle dal vangelo e di conseguenza chiudere le chiese. Non possiamo celebrare la Messa con buona coscienza, dopo avere schiacciato i fratelli e le sorelle immigrati che sono in cerca di uno scampolo di vita più dignitoso di quello che vivono nei loro paesi e non solo perché già oggi, la pensione di un pensionato su tre è garantita dal lavoro degli immigrati, ma per una questione di diritto, di civiltà e di fede. E’ in gioco la credibilità di Dio che passa attraverso la nostra. Se gli immigrati decidessero di abbandonare il nostro paese, tutta l’economia andrebbe in fallimento e lo stato crollerebbe.
So bene che gli immigrati portano problemi nuovi ai quali non siamo abituati, ma è anche vero che i problemi si risolvono con giustizia e razionalità, affrontandoli e non negandoli o travisandoli o manipolandoli. Nell’ultima campagna elettorale il partito che domina in questa terra ha fatto della paura e della pericolosità degli stranieri il tema forte del suo programma, manipolando fatti e ingigantendo situazioni e alimentando paure e terrorizzando la gente che però si è lasciata terrorizzare acriticamente e si è fatta manipolare. Vivo in un quartiere dove i musulmani sono quasi la maggioranza, eppure non è mai successo nulla di grave che non sia nella norma fisiologica. Perché un delitto compiuto da un immigrato deve essere più grave di quello commesso da un italiano? Dov’è la logica, dov’è il diritto e l’onestà?[ …]
E’ orripilante sentire che anche nelle nostre parrocchie e nei gruppi cristiani si usi termini anticristiani e immorali come «extracomunitario», un lemma che dovrebbe essere bandito dal vocabolario civile, specialmente dei credenti. Chi usa questo termine dichiara «fuori della comunità» colui o colei che ancora non vi è nemmeno entrato, dimostrando di avere acquisito la mentalità del mondo e di avere mandato il vangelo al macero […] Con l’espressione «extracomunitario» prima ancora di prendere contatto fisico, noi mettiamo qualcuno «fuori della comunità», pretendendo poi di stabilire un dialogo purché faccia i nostri interessi materiali […]
Il dialogo può esserci solo se siamo sullo stesso piano di eguaglianza e di rispetto. Solo se ci si accetta nella propria diversità si può dialogare. Chi ha dialogato con Kumar? Quale reciprocità poteva garantire uno che è costretto a morire di fatica per sfamare se stesso e la sua famiglia? Quali garanzie poteva dare questo figlio di Dio che un altro incivile figlio di Dio ha ridotto in schiavitù in un paese che si dice cristiano, che va a Messa, che fa beneficenza e che magari partecipa alle ronde contro gli immigrati?[…]
La morte di Kumar, Vijay indiano di 44 anni che cercava solo le briciole del pane che cadeva dalla mensa dei ricchi di Viadana, sia per voi, per noi il segno di un martirio che ha travolte il perbenismo elle nostre coscienze come uno tzunami morale e ci ha costretti a convertirci al Dio che ama gli stranieri perché su questa terra siamo tutti ospiti e nessuno è padrone in attesa di entrare nella nostra vera patria del cielo, dove faremo parte di un popolo immenso composto da tutti i popoli della terra, sì, perché il Regno di Dio è il popolo dei popoli, di cui la Chiesa nel nostro pellegrinaggio terreno dovrebbe esser il primo segno e la prima testimonianza: «Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani (Ap. 7,9). La ragione di questa moltitudine multietnica nel cuore stesso di Dio, sta nel fatto che il vangelo di Cristo è annunciato senza riserve e discriminazione a tutti i popoli della storia: «Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo» (Ap 14,6).
Solo così dentro questo dinamismo e questa dimensione, possiamo accostarci all’Eucaristia ed essere testimoni credibili nella storia in cui siamo a chiamati a vivere. Nel nome del Signore Gesù, nel Nome del martire innocente, agnello immolato sull’altare del nostro egoismo, di Vijay Kumar, cittadino indiano e figlio della fame e della povertà morto di fatica e di stenti nell’opulenta Viadana della bassa padana, la terra di don Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo, microfono dello Spirito santo nella Bassa padana, profeta della fratellanza universale, prete che patì le pene dell’inferno da parte di una gerarchia ottusa e miope che non seppe vedere l’alba del nuovo terzo millennio che il prete di Bozzolo già generava con le sue parole e la sua passione [...] Noi non abbiamo saputo custodire la giustizia del diritto alla vita di Kumar, in questa terra e ne siamo pertanto doppiamente colpevoli, ma è proprio la sua morte che questa sera ci raduna e in suo nome nel nome di don Primo Mazzolari, nel nome del Signore Gesù, dobbiamo ritrovare la giustizia del risarcimento, ritrovando la nostra dignità di cittadini, di essere umani e di figli di Dio.[...]
Parrocchia San Pietro in Viadana, venerdì 26 settembre ore 21,00, di don Paolo Farinella. La versione integrale prossimamente sul nostro blog

Due giornate contro paura e pregiudizi

Il 10 ottobre si celebrerà la Giornata Mondiale per la salute mentale mentre domenica 12 è in programma la Giornata nazionale per la persona con sindrome di Down. Due temi spesso nascosti, ma emblematici di quanto pesi la sofferenza sulla famiglia. Questi argomenti spesso sono allontanati con timore, piuttosto che essere affrontati con interesse e solidarietà verso coloro che ne soffrono in modo più o meno grave.
Chi soffre di malattia mentale o psichica, chi ha un parente, amico, vicino malato sa bene come questa realtà sia spesso seguita dall'assenza di speranza di gioia. Anche in provincia di Mantova ci sono state persone che dopo anni di degenza in ospedali si sono trovate sole, abbandonate dai propri cari proprio a causa della malattia e incapaci a badare se stesse una volta che tali strutture sono state chiuse.
A seguito della legge 180 del 1978 spesso non è seguita la presa in carico civile di tali persone. In un tempo nel quale sono estremizzati i criteri di efficienza, bellezza e guadagno è sempre più necessaria una inversione di strada per saper portare speranza in ogni ambito di cura e di vita, nel rispetto dei tempi delle persone. La famiglia è l'anima del mondo ma necessita altresì di un supporto della società civile e delle istituzioni pubbliche.
L'Anffas di Mantova da molti anni si è fatta promotrice di varie iniziative per la presa in carico delle persone con disabilità psichica con l'apertura di centri diurni, in città in varie località della provincia mantovana, grazie anche al riconoscimento di tali strutture da parte dell'Asl. Questo è stato possibile per l'impegno del personale educativo ed amministrativo in servizio presso l'Associazione, con il sostegno delle famiglie e la sensibilizzazione del contesto sociale. Casa e attività educativa e sociale sono necessarie a maggior ragione per le persone con disagio psichico, soprattutto quando non avranno più i famigliari che potranno seguirli.
I percorsi finalizzati alla restituzione delle persone con disagio mentale al territorio come cittadini con uguali diritti e doveri trovano riscontro con le comunità alloggio, ora chiamate comunità socio sanitarie, avviate dall'Anffas. Ma se è difficile per persone sane andare a vivere in un luogo sconosciuto, tanto più lo sarà per chi vive un tale disagio. Le comunità con un numero limitato di utenti, non istituti con varie decine di disabili, danno a queste persone una dignità spesso dimenticata.
Da qualche anno e probabilmente sempre di più in futuro, le persone con un disagio stanno diventando nostri «vicini di casa». Dalle famiglie con disabili possiamo imparare ad amare nel segno della massima concretezza la vita in tutte le sue stagioni; non possiamo lasciarle sole nell'affrontare il senso di impotenza che spesso con la tendenza ad isolarsi, la paura di non farcela, con il problema del «dopo di noi». Le due giornate siano di promozione per momenti di sensibilizzazione aperti a tutti per sconfiggere pregiudizi e paure, nonché preparare percorsi educativi per i giovani.
Remo Bianchi, ANFFAS - Associazione Nazionale Famiglie Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale (Lettera pubblicata su «Gazzetta di Mantova» il 03/10/08)
Abbiamo evidenziato con il corsivo una frase molto bella, che ben descrive ciò che si intende dire con i termini uguaglianza e non-discriminazione. Saremmo felici di ricevere e pubblicare storie di persone che sono riuscite in questo inserimento; leggere del loro percorso – anche se non ancora arrivato alla meta – potrebbe essere di grande aiuto a molti e la descrizione degli ostacoli incontrati aiuterebbe noi ad individuarli ed abbatterli.

mercoledì 24 settembre 2008

Newsletter n. 9

Abdul Salam è stato ucciso a Milano all’urlo del peggiore fanatismo razzista, ogni bastonata un insulto, che è diventata sanguinosa e mortale ferita sul suo corpo, subito dopo una piaga nel nostro mondo. O prima? Quelle grida e quella ferocia prima di farsi percosse cosa erano? C’è una letterina, L’omicidio del ragazzo (Gazzetta, 17/09/08), che definisce questo omicidio “[…] un esempio di giustizia fai da te a ragione da tutti condannato”. E ancora l’autore scrive di quanto questa “[…]giustizia sommaria[…]” aumenti a causa dell’assenza dello Stato, a causa di leggi “[…] inefficaci nel garantire una giustizia percepita come tale” a cui si sostituirà “[…] la legge naturale: quella della giungla”.
Dunque: un ragazzo ruba dei biscotti, i titolari del negozio temono che nessuno farà valere il loro diritto ad un risarcimento ed il diritto della società ad ottenere che il reo sconti la sua pena e quindi lo ammazzano a sprangate facendogli presente il colore della sua pelle. Non quadra.
Le fondamentali questioni della sicurezza e della certezza della pena, due tra i tanti argomenti di diritto da sempre oggetto di discussione, qui non sono di scena. La piaga che dobbiamo sentire bruciante sul nostro corpo sociale è quella dell’intolleranza, del fanatismo che cerca ogni pretesto per armare mortalmente una mano. Abba, così lo chiamavano gli amici, non ha ricevuto il medesimo, comunque ingiustificabile, trattamento che quegli assassini avrebbero riservato ad un ragazzo bianco che avesse sottratto un dolciume dai loro scaffali: esasperati (?) da chissà quanti episodi di ruberie maldestre ad opera di spavaldi e arroganti giovanotti, lo avrebbero colpito, insultato, forse fermato e legato ad una sedia in attesa dell’arrivo della polizia, oppure lasciato andare solo dopo avergli rotto due denti; questa sarebbe stata giustizia sommaria.
Il caso di Abdul ha i tratti della discriminazione ultima. Nel nostro archivio di notizie regionale on-line potete trovare tutta la cronaca del crimine e numerose lettere e commenti che vi invitiamo a leggere, magari sentirete di volerci inviare anche una vostra riflessione. Teniamo viva l’attenzione sull’altro, ci sembra un modo per comprendere quali meccanismi portino a queste estreme conseguenze, e osserviamo come la stampa ci riferisce delle vicende legate alle persone che si trovano in Italia senza un regolare permesso.
Vi proponiamo ancora un confronto tra due titolazioni, si tratta della scoperta da parte dei carabinieri di un’azione di sfruttamento di immigrazione clandestina: Denunciati in cinque per caporalato (Gazzetta, 21/09/08) e Caporalato tra marocchini (Voce, 21/09/08). Nell’articolo che fa seguito al secondo titolo leggiamo un’ennesima incomprensibile associazione: “Gli operai si sono dati alla fuga in mezzo ai campi. A Sermide, invece, è stato arrestato un cinese per tentata corruzione e resistenza a pubblico ufficiale”. Sullo stesso (basso) livello, ma di chiaro effetto al fine di legare con la massima congruenza l’immigrazione alla criminalità e all’emarginazione, il pezzo che riporta i risultati ottenuti da un servizio di controllo dei carabinieri: Ubriachi e clandestini nel mirino (Voce, 21/09/08) che esordisce così: “Clandestini, ubriachi, spacciatori e ricettatori. Chi più ne ha più ne metta” e prosegue “Le verifiche sono state eseguite anche su un campo nomadi”. La condizione angosciosa di chi è in attesa del permesso di soggiorno non migliora e si lega ad altri disagi: Badante clandestina, SOS di un invalido. L’anziano: “Non toglietemela, senza di lei non posso vivere” (Gazzetta, 18/09/08), per pochi minuti la domanda di regolarizzazione di questa donna è stata respinta e il signor Mario, disabile grave, si ritrova in uno stato di disperazione diverso ed uguale a quello della sua preziosa assistente georgiana. Difficoltà che sommate alle sfide quotidiane appesantiscono ancor di più la vita dei diversamente abili: Percorso negato a un disabile (Gazzetta, 20/09/08) anche in questo caso sensibilità ed una piccola dose di elasticità permetterebbero ad un uomo sulla sedia a rotelle di continuare nelle sue abitudini e di non essere obbligato a fermarsi davanti ad un pezzo di recinto.
Dedichiamo in questo numero della nostra newsletter uno spazio per la pubblicazione integrale di una lettera del Tribunale dei diritti del malato comparsa questa settimana sulla stampa locale. Proseguiamo così nell’approfondimento dei temi legati alla disabilità e alle sofferenze, spesso ignorate, dei malati e segnaliamo una bella intervista: “Nell’impossibilità di guarire – dicono – c’è molto da curare”, Gli Sherpa al servizio di chi soffre: una squadra che vince paura e dolore (Gazzetta, 17/09/08). Apprendiamo da un trafiletto che una delegazione della nostra provincia era prevista al seguito di Mario Borghezio all’adunata xenofoba di Colonia poi revocata: Al raduno anti-islam di Colonia un gruppo di leghisti mantovani (Gazzetta, 19/09/08), il gruppo viene definito dall’eurodeputato “l’ala ratzingeriana del partito”. Da una riunione di preghiera in occasione del Ramadan si è passati, nelle dichiarazioni del capogruppo suzzarese di Forza Italia Nicola Bianchera, al fondamentalismo islamico: “Si accetta il fondamentalismo per i voti” e nel sottotitolo “La riunione degli islamici avviene contemporaneamente alla festa per il tesseramento del Pd” (Voce, 19/09/08), ci colpisce l’accostamento fondamentalismo – islamici che la maggior parte dei musulmani potrebbe trovare almeno offensivo. Tra questa maggioranza leggiamo di un evento importante nella vita di una giovane, nel mondo femminile e nella storia delle forze armate: La prima musulmana nell’esercito – Caporale Nabila, la divisa senza velo (Gazzetta, 18/09/08 anche un trafiletto in stessa data su Voce). Ancora un botta e risposta sull’argomento dell’ospitalità ‘forzata’ ai profughi somali: una lettera firmata dall’organismo internazionale di soccorso La meschinità di un sindaco che insulta la Croce Rossa (Gazzetta, 21/09/08) e la successiva del Sindaco Perché il Comune dovrebbe tacere? Quella carità ce l’hanno imposta (Gazzetta, 23/09/08). Andate oltre il titolo poco stimolante e leggerete dei ringraziamenti della chiesa evangelica zigana al Comune di Mantova, al Comandante della polizia municipale e all’associazione Sucar Drom per l’accoglienza ricevuta in città: In 400 pregano sotto un tendone da circo (Gazzetta, 18/09/08), dove per una settimana tutti sono invitati ad entrare, chi lo desidera per unirsi alla preghiera, e ognuno per cogliere un’occasione unica di incontro con il mondo dei sinti. di Angelica Bertellini

mercoledì 3 settembre 2008

La Giornata Europea della Cultura Ebraica

La Giornata Europea della Cultura Ebraica, giunta quest’anno alla nona edizione, è ormai divenuta una piacevole consuetudine della prima domenica di settembre. La sfida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di aprire nello stesso giorno le porte delle sinagoghe, dei musei, dei siti ebraici, ha incontrato il crescente interesse, la curiosità, la voglia di conoscere del pubblico non ebraico.
Si riteneva, erroneamente, che le comunità ebraiche fossero luoghi chiusi, poco accessibili. La Giornata della Cultura ha offerto un’occasione unica per vincere anche questo pregiudizio. Scrive l’Ucei: abbiamo mostrato che oggi, nel vecchio continente come nelle giovani democrazie dell’est Europa, le comunità ebraiche vogliono aprirsi alla società circostante, partecipare, farsi conoscere, confrontarsi, portando il contributo della propria cultura e dei propri valori.
Due città della Lombardia saranno quest’anno le capofila per l’Italia: Milano e Mantova, due comunità ebraiche vicine e profondamente differenti. Milano è la seconda comunità ebraica italiana, dove si sono raccolti e integrati ebrei provenienti da altre località italiane, e in seguito dall’est Europa e dai Paesi del Mediterraneo. Mantova è una delle più piccole comunità italiane, la città di Salomone de’Rossi, violinista e compositore anche in ebraico alla corte dei Gonzaga.
Il tema scelto per la Giornata di quest’anno è la musica, uno dei più adatti a mostrare la vivacità culturale e intellettuale delle comunità ebraiche. Ma soprattutto un’occasione per stare insieme, per favorire l’incontro. In 27 paesi europei e in 58 località italiane verranno aperti i luoghi ebraici, organizzate mostre e conferenze, visite guidate e dibattiti. Ma soprattutto spettacoli musicali. Nei teatri, nelle sinagoghe, nelle sale da concerto e nelle piazze sarà possibile ascoltare musica ebraica. Musica colta o popolare, ritmi chassidici e melodie sefardite, canti liturgici e klezmer. Musiche che spiegano l’integrazione e l’incontro con le altre culture, che esprimono gioia o malinconia, che sono espressione dei momenti felici e delle pagine tristi. Musiche che saranno una chiave per conoscere e capire meglio la vita e la cultura ebraica.