Al calciatore africano discoteca vietata (Corriere Milano, 19/6). La prima scusa addotta per non fare entrare il ragazzo in questa discoteca del bergamasco è stata che non aveva l’abbigliamento adatto, il suo allenatore gli ha quindi fornito indumenti firmati, con i quali si è cambiato. Niente da fare, a quel punto la risposta è stata “locale pieno”. Peccato, però, che il mister, messosi da una parte, ha potuto notare l’ingresso di numerose persone nel locale. A quel punto il giovane giocatore ha preso atto: “il problema non è la mia maglietta, ma il colore della mia pelle”. Il titolare del locale, che nega ogni accusa di razzismo, minaccia una denuncia per diffamazione, ma noi speriamo che parta prima quella per discriminazione razziale. Si tratta del secondo caso lombardo passato sulla stampa (newsletter n°9 e 10).
Leggi la Newsletter n.22/2010
martedì 22 giugno 2010
martedì 15 giugno 2010
Newsletter n.21/2010
“Mi hanno chiamata macaco!” è la frase che a tutti ripete con ovvia amarezza Emilia, donna senegalese che da anni abita qui, lavora in una cooperativa, ha famiglia, tutti regolari e con contratto a tempo indeterminato. Perché qui nella Padania-Montichiari, quasi 25.000 abitanti, governata da 11 anni da una giunta monocolore leghista, se non hai un lavoro stabile (!?) non ti concedono la residenza. In breve: da anni l’allora sindaco Gianantonio Rosa, ora vice, ed ora, lo stesso Rosa, spalleggiato dall’allora vice, ora sindaco, Elena Zanola, fanno a loro piacimento regole e considerazioni come fossero i legislatori del Parlamento italiano. Dicono che è assurdo che si possa controllare lo stato di auto-mantenimento di un comunitario che vuole avere la residenza ufficiale in paese mentre ciò non è richiesto se trattasi di un extracomunitario, ovvero di un migrante. Quindi con lungaggini e continue richieste di informazioni rallentano le pratiche, magari nella speranza che qualche “macaco” decida di cambiare paese o tornarsene in Africa. Sì perché il signor Rosa pare anche abbia detto all’Emilia: “Voi africani venite qui a rompere i maroni!” e l’Emilia ha capito bene cosa volesse dirle...
Daniele Zamboni
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Daniele Zamboni
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martedì 8 giugno 2010
Newsletter n.20/2010. E' difficile integrarsi a Lunetta?
Lunetta è un quartiere con una brutta reputazione a causa dei comportamenti, a volte molto scorretti, di coloro che vi abitano.
Attenzione però, ciò non vuol dire che tutti siano delinquenti. Ma a causa di qualcuno disonesto ci rimettono tutti. Ed escludendo questo fatto, nonostante Lunetta sia un quartiere con una maggioranza di famiglie straniere, questi stranieri non hanno problemi di integrazione.
I giovani che ci vanno ad abitare non trovano difficoltà ad inserirsi; è normale che all’inizio ci si senta esclusi perché non si è del posto, ma con l’andare dei mesi si riesce ad inserirsi perfettamente grazie ai ragazzi che già vi ci abitano che non hanno problemi razziali e, contrariamente agli adulti, a loro piace fare amicizia con tutti quindi non importa da dove si venga. Io abito a Lunetta da nove anni, non ho mai subito atti razzisti e nemmeno la mia famiglia.
Ho chiesto ad amici sia italiani che stranieri che abitano a Lunetta se hanno avuto problemi del genere e anche loro mi hanno risposto di no. “Questo quartiere è pieno di ragazzi che giocano fra di loro, senza pensieri strani per la testa, ed è anche un quartiere ricco di potenzialità che non vengono sfruttate”: queste sono le parole di un mio amico che abita a lunetta, e sono perfettamente d’accordo con lui, perché Lunetta ha tutto: palestra, banca, poste, farmacia, supermercato, pasticceria, pizzeria, campi da calcio, chiesa ecc, solo che si dovrebbe migliorare l’ambiente e abituare gli abitanti a prendersene maggiormente cura.
Esistono famiglie italiane che non accettano gli stranieri a causa dei loro comportamenti strani, del modo di vivere diverso e probabilmente hanno ragione a lamentarsi di rumori e fatti che non sono nella norma, ma non possono esagerare e discriminare tutti.
Purtroppo alcune persone lo fanno e mi dispiace perché considerano tutti gli stranieri uguali. Vorrei che queste persone tenessero bene a mente queste parole: “Così come esistono italiani che si comportano male, esistono anche persone che vengono da altri paesi che si comportano male, ma queste persone a differenza di loro pensano sempre che non tutti siamo uguali, italiani o stranieri che siano”.
Erika
Leggi la Newsletter n.20/2010
Attenzione però, ciò non vuol dire che tutti siano delinquenti. Ma a causa di qualcuno disonesto ci rimettono tutti. Ed escludendo questo fatto, nonostante Lunetta sia un quartiere con una maggioranza di famiglie straniere, questi stranieri non hanno problemi di integrazione.
I giovani che ci vanno ad abitare non trovano difficoltà ad inserirsi; è normale che all’inizio ci si senta esclusi perché non si è del posto, ma con l’andare dei mesi si riesce ad inserirsi perfettamente grazie ai ragazzi che già vi ci abitano che non hanno problemi razziali e, contrariamente agli adulti, a loro piace fare amicizia con tutti quindi non importa da dove si venga. Io abito a Lunetta da nove anni, non ho mai subito atti razzisti e nemmeno la mia famiglia.
Ho chiesto ad amici sia italiani che stranieri che abitano a Lunetta se hanno avuto problemi del genere e anche loro mi hanno risposto di no. “Questo quartiere è pieno di ragazzi che giocano fra di loro, senza pensieri strani per la testa, ed è anche un quartiere ricco di potenzialità che non vengono sfruttate”: queste sono le parole di un mio amico che abita a lunetta, e sono perfettamente d’accordo con lui, perché Lunetta ha tutto: palestra, banca, poste, farmacia, supermercato, pasticceria, pizzeria, campi da calcio, chiesa ecc, solo che si dovrebbe migliorare l’ambiente e abituare gli abitanti a prendersene maggiormente cura.
Esistono famiglie italiane che non accettano gli stranieri a causa dei loro comportamenti strani, del modo di vivere diverso e probabilmente hanno ragione a lamentarsi di rumori e fatti che non sono nella norma, ma non possono esagerare e discriminare tutti.
Purtroppo alcune persone lo fanno e mi dispiace perché considerano tutti gli stranieri uguali. Vorrei che queste persone tenessero bene a mente queste parole: “Così come esistono italiani che si comportano male, esistono anche persone che vengono da altri paesi che si comportano male, ma queste persone a differenza di loro pensano sempre che non tutti siamo uguali, italiani o stranieri che siano”.
Erika
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mercoledì 2 giugno 2010
Newsletter n.19/2010 - Via Padova: un altro mondo è possibile
Via Padova a Milano è lunga 4 chilometri e si presenta come il naturale proseguimento di corso Buenos Aires, principale centro commerciale della città. Sui due lati della via a stabili di edilizia popolare di ‘ringhiera’ si alternano palazzi d’epoca, edifici degli anni Cinquanta e condomini ancora in costruzione. Solo fino a pochi decenni fa la via si perdeva in campi e cascine; oggi un anello di nuovi quartieri, a fortissimo insediamento abitativo, la chiude negli ultimi cento metri prima del cartello che indica la fine della città di Milano. La via ha accolto negli ultimi trent'anni cittadini attratti dagli insediamenti industriali vicini, in particolare quelli ubicati nell’area limitrofa di Sesto San Giovanni, e quindi si è molto presto caratterizzata come una zona popolare.
Ondate di immigrati, principalmente meridionali e veneti, negli anni Sessanta hanno riempito di vita la via regalandole caratteri particolari e unici rispetto ad altre zone della città: via Padova pullulava di vita, in ogni ora del giorno e della sera, anche a mezzanotte si potevano trovare bambini che scendevano in strada per comperare il latte, dal balcone i grandi si affacciavano per vegliare sul loro cammino. In ogni condominio le persone si conoscevano e formavano delle piccole comunità. Molti anziani rimanevano nei loro appartamenti fino all’ultimo giorno di vita accuditi da vicini di casa, dai parrocchiani, dai meno anziani. Mercati, ponti e vie erano continue occasioni di chiacchiere e di socialità.In questo contesto paesano e vitale hanno cominciato da alcuni decenni ad inserirsi i nuovi immigrati extracomunitari...
E.
Leggi la Newsletter n. 19/2010
Ondate di immigrati, principalmente meridionali e veneti, negli anni Sessanta hanno riempito di vita la via regalandole caratteri particolari e unici rispetto ad altre zone della città: via Padova pullulava di vita, in ogni ora del giorno e della sera, anche a mezzanotte si potevano trovare bambini che scendevano in strada per comperare il latte, dal balcone i grandi si affacciavano per vegliare sul loro cammino. In ogni condominio le persone si conoscevano e formavano delle piccole comunità. Molti anziani rimanevano nei loro appartamenti fino all’ultimo giorno di vita accuditi da vicini di casa, dai parrocchiani, dai meno anziani. Mercati, ponti e vie erano continue occasioni di chiacchiere e di socialità.In questo contesto paesano e vitale hanno cominciato da alcuni decenni ad inserirsi i nuovi immigrati extracomunitari...
E.
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lunedì 31 maggio 2010
Newsletter n.12/2010 - Colpire i bambini, "educare" i genitori
Un anno fa, proprio alla fine di aprile, a Pessano con Bornago, in provincia di Milano, 34 bambini erano stati esclusi dalla mensa scolastica. L’evento non aveva avuto l’eco mediatica dei casi di Montecchio Maggiore e di Adro, ma i commenti erano stati severi e tutto sommato concordi nel respingere la decisione del sindaco, Giuseppe Caridi, di far ricadere sui bambini le conseguenze di impossibilità economiche o di errori delle famiglie. Anche la senatrice leghista Irene Aderenti l’aveva definita “una scelta moralmente non accettabile”. Ancor più risoluto il parere del provveditore agli studi di Milano: la situazione è “discriminatoria nei confronti dei bambini”, “la morosità non è un problema della scuola, riguarda genitori e amministrazione”, “prima di tutto bisogna rispettare l’offerta formativa che, per il tempo pieno, comprende la mensa”. Le insegnanti della scuola ci avevano messo del loro per evitare che i bambini colpiti dal provvedimento dovessero risentirne; l’allora presidente della Provincia, Penati, aveva definito la scelta del sindaco “drastica e paradossale” e si era impegnato a trovare soluzioni condivise per tutelare i diritti dei bambini. Insomma, un anno fa c’era stato un sussulto trasversale di dignità e di rispetto per l’infanzia.Il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, approvato nel luglio 2009, ha certamente imbarbarito gli animi, indebolito i moti di resistenza di chi lavora nei servizi pubblici a contatto con le fasce più deboli della popolazione. Questo è il vero, grande pericolo: quando le istituzioni perdono il senso dei diritti umani fondamentali, quando le convenzioni internazionali (quella sulla difesa dei diritti dei bambini, ad esempio) diventano un optional per coloro che dovrebbero imporne il rispetto, rapidamente il virus dilaga e i peggiori sentimenti, le fobie, l’egoismo si insinuano in ampie fasce della popolazione...
Maria Bacchi
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martedì 25 maggio 2010
Newsletter n.18/2010
Abbiamo già accennato sulla nostra newsletter del pericolo che si corre abusando delle ordinanze e delle leggi ad hoc. A Mantova, abbiamo letto la scorsa settimana, ancora la giunta non ne ha emessa alcuna, ma una componente della maggioranza, la Lega nord, ha fatto sapere, attraverso i giornali, di volere dal neo sindaco almeno un paio di ordinanze, tra cui una contro l’accattonaggio, subito. Il vescovo: no alle ordinanze leghiste (Gazzetta di Mantova, 21/5).
Monsignor Busti è intervenuto sulla questione ricordando gli insegnamenti alla base del cristianesimo (e non solo) e riprendendo i concetti già espressi pubblicamente dal giudice Giovanni Scaglioni: le leggi che vietano e puniscono lo sfruttamento dei minori, le aggressioni, le molestie...ci sono già, perché, quindi, vietare l’elemosina? La povertà non scompare vietandola per legge. Molte le lettere comparse in questi giorni sulla stampa locale: chi giustifica l’intenzione leghista come volta ad aiutare le persone più povere, chi invece vede in questa operazione un accanimento contro le persone più fragili.
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Monsignor Busti è intervenuto sulla questione ricordando gli insegnamenti alla base del cristianesimo (e non solo) e riprendendo i concetti già espressi pubblicamente dal giudice Giovanni Scaglioni: le leggi che vietano e puniscono lo sfruttamento dei minori, le aggressioni, le molestie...ci sono già, perché, quindi, vietare l’elemosina? La povertà non scompare vietandola per legge. Molte le lettere comparse in questi giorni sulla stampa locale: chi giustifica l’intenzione leghista come volta ad aiutare le persone più povere, chi invece vede in questa operazione un accanimento contro le persone più fragili.
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martedì 18 maggio 2010
Newsletter n.17/2010
Dagli Usa il “guaritore” dei gay. Brescia al centro della polemica (Il Brescia, 12/5). Nei giorni in cui nel nostro Paese, col patrocinio del Ministero per le Pari opportunità, si tengono manifestazioni in occasione della giornata mondiale contro l’Omofobia, a Brescia arriverà il prossimo venerdì Joseph Nicolosi il “guaritore – psicologo” – così si definisce – che gira il mondo diffondendo la sua pseudo teoria sull’omosessualità. Il seminario (euro 95,00) è organizzato da Medici Cattolici Brescia, Scienza e Vita, Gruppo Lot. L’Ordine nazionale degli psicologi ha immediatamente preso le distanze (Psicologi in rivolta contro collega che vuol curare i gay, il Giornale Milano, 16/5) e arcigay Brescia sta cercando di coinvolgere quante più persone ed associazioni possibile per diffondere una corretta informazione sul tema: questi convegni rischiano di minare le poche garanzie che le persone omoaffettive hanno nel nostro Paese. Arcigay la Salamandra di Mantova infatti risponde: «Malati noi? Semmai gli intolleranti» (Gazzetta di Mantova, 16/5), la fiaccolata contro l’omofobia si è tenuta nella nostra città lo scorso sabato e hanno partecipato molte persone, associazioni e, unico amministratore mantovano, l’assessore provinciale Fausto Banzi.
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